Informazioni personali

X è Chi se ne frega dei trend, dei cliché, delle etichette, degli stereotipi. Chi se ne frega di cosa potrebbero dire gli altri, chi fa perché gli va non perché deve. X è Chi ogni tanto sa spararsi un bel ECHISENEFREGA perché c'è sempre una soluzione a tutto.

martedì 22 febbraio 2011

De mortibus non disputandum est.

Ieri sera ho visto un film che parlava della morte. Perseguitava 7 ragazzi sfuggiti al suo disegno. Speriamo che il mio sia ancora in fase di bozza. Finito il film apro il mio bel libro fresco di giornata e anche qui trovo un piccolo incipit sulla signora con la falce. Diavolo! Ma allora è una persecuzione. Bisogna esorcizzarla e mi dico: urge una riflessione sulla morte, magari dandole un po' di importanza riesco un attimino a scongiurarla di lasciarmi stare, se anche lei sta pensando a me per telepatia.

La Signora Morte nella vita passata era Executive Creative Director. Per fare fuori la gente durante la sua inesauribile carriera di femme fatale se n’è inventata di ogni. Infatti se la Vita non è riuscita a concepire nulla oltre al parto, la Morte s’è sbizzarrita. Una distrazione? Secco. Una passo falso? Secco. Un piccolo inconveniente? Secco. Secco. Secco. Prova ad inventarti un decesso assurdo. Inutile. Ci ha già pensato lei. Io son sempre stato convinto che morirò giovane, sui 40, probabilmente di infarto. Perché sei un tipo sensibile? No! Perché sono un cagasotto. E dire che da quando sono nato ho rischiato la pelle almeno 3 volte: trascinato per un piede da una mandria di mucche, riverso di schiena dentro un tavolino di vetro, puntando il dito a un albanese. Ma crescendo l’incoscienza della farfalla regredisce nel bozzolo della cautela, soprattutto dopo che hai faticato un decennio per prenderti un paio di fogli di carta straccia e mettere un paio di zeri sul conto corrente. Quando il credito rasenta lo zero mi sento sempre più pronto al trapasso, perché le banconote nel portafogli sono come adesivi di filigrana che tengono l'anima incollata al corpo. Probabilmente le risate d'oltretomba nei film vengono dalle casse di chi è stato soffocato dai debiti lasciando ai posteri un mare di cambiali, per la serie horror: Chi campa paga. La verità è che non mi frega tanto quando passerò a miglior vita, mi terrorizza come. Se potessi scegliere sicuramente eviterei l'affogamento, l'ustione e la degenza in reparto oncologia. Per evitare fraintendimenti: preferirei andarmene senza accorgermene, va! Sì lo so, sono un po' banale, ma non è che uno deve sempre strafare fino all'ultimo.

Io non so se un testamento virtuale ha valore legale, però se mai la signora dovesse fare di teschio proprio, senza avvertirmi (perché le donne sono imprevedibili e raramente stanno ad ascoltarti), vorrei essere cremato, perché passare la notte in una tomba non mi entusiasma. Vorrei che le mie ceneri fossero sparse al largo delle Egadi. Così dal mare potrò ancora impregnarmi dell’aroma di Cous cous che soffia dalla costa siciliana e guardare il sole sprofondare nelle acque vespertine, mischiandomi a quei colori come le polveri di Raffaello.

(da leggere con tono affranto) Un unico cruccio mi tormenta. Dei mie poveri averi cosa ne sarà? Sicuramente darò la mia esigua collezione di magliette a quel carabiniere di mio cugino, ché quelle che uso per casa lui le mette per le serate di Gala. Ma dei miei Technics, del mio nuovo Mixer PRO VMX100, dei miei dischi che cosa ne sarà? Chi sarà degno di ereditarli? Chi si prenderà cura di far "saltare i fianchi" quando le mie mani non potranno più fare volteggiare il cloruro di polivinile? Chi?

Ps: gli organi dateli pure a chi volete. Non importa. Specificate solo che fegato e polmoni sono in ottime condizioni.

Adieu!(toccatina...)

martedì 15 febbraio 2011

Punti di svista.

Sono un buono a nulla, lo ammetto. O meglio, so fare tutto, ma non so fare nulla veramente bene a parte vedere il bicchiere mezzo pieno anche quando è completamente vuoto. Ecco, in questo sono un vero maestro. Cerco le prospettive migliori in una realtà fanatsticamente malata come ogni inguaribile ottimista che galleggia nella melma ridendo a denti stretti. Mi adatto a tutto, cogliendo i vantaggi delle situazioni peggiori, perché alla fine la vita è tutta una questione di interpretazione.

In sicilia, per esempio, tutti lamentano la presenza asfissiante dei parcheggiatori abusivi senza soffermarsi sui vantaggi di un impagabile servizio che farebbe comodo anche alle più trafficate metropoli del Nord.

É vero, in sicilia i posteggiatori abusivi ti impongono la loro presenza con un'arroganza impomatata da favore, giungendo persino a pretendere le chiavi della tua auto per poterla spostare a proprio piacimento. Un servizio pruriginoso che sa di pizzo, ma che non ha nulla a che vedere con un Sexy Car Wash. Le soluzioni sono due: o paghi ingraziandoti il solerte lavoratore che ti schederà tra gli intoccabili, o te ne freghi fuggendo di soppiatto appena lo vedi arrivare. La seconda opzione è consigliata a chi ha già sfruttato il proprio mezzo per più di 100.000 km.

Ma cosa succede in loro assenza? Tutto si complica. Devi capire se si può parcheggiare, individuare il parchimetro, valutare la tariffa in vigore, interrogarti sulla differenza tra feriale e festivo, sondare da che ora si paga e quanto tempo puoi restare prima di rinnovare la tua permanenza, impostare eventualmente il disco orario per evitare lo sciacallaggio degli ausiliari del traffico, cercare gli spicci e tornare in auto a posizionare il biglietto sul cruscotto augurandoti che nella fretta non finisca negli interstizi dell'aeratore. A conti fatti è quasi più facile accendere un mutuo.

Ma in presenza del parcheggiatore abusivo tutto diventa più semplice. L'atmosfera si rilassa. Infatti è lui che si fa trovare, è lui che ti segnala il posto libero e se c'è lui vuol dire che c'è anche posto, e se non c'è? No problem. Il posto si crea. Sennò lui che ci sta a fare? A rubare lo stipendio? Fortunatamente la tariffa è fissa e non varia, è la stessa degli altri posteggiatori perché al Master in Parking Management hanno imparato che con la concorrenza sleale, con il dumping ci si suicida. Automaticamente il tuo tempo a disposizione si espande all'infinito, perché finché c'è lui la tua auto è in buone mani e nessuno la può toccare a parte lui. Puoi dedicarti tranquillamente ai tuoi impegni e i soldi non sono più un problema perché vuoi che un simile professionista non abbia le tasche piene di monete? Magari nei quartieri alti hanno anche il POS.

Attenzione però, il problema si aggrava quando oltre al parcheggio pubblico devi sovvenzionare anche il servizio privato non richiesto. É qui non è più questione di punti di vista. Per questo spesso preferisco fare due passi a piedi che ti svincolano dal lusso di dover collocare la tua quattroruote ad ogni costo.

venerdì 4 febbraio 2011

Scherzi da preterintenzionale

Io e Giorgio siamo il Bat-Man e Robin delle minchiate. L'unica parodia in cui Bat-Man (lui, essendo più anziano di un anno luce) è più basso di Robin (io). Anche se lui sostiene di essere un falso-basso. Ci siamo accorti di fare coppia fissa in una pallida notte di pediluvio universitaria.

Il nostro coinquilino, Monkey-Boy, nonostante facoltà mentali e sembianze da australopiteco ha finalmente preso un bel 30. Vuole tornare al suo bel paesello che conta 20 abitanti (incluse le 7 pecore), ma noi lo dissuadiamo convincendolo che in serata gli faremo la festa. Lui non coglie la sottigliezza e alle 2 parte il Gavettone Night. Ingenuamente Monkey inizia a inseguirmi con un secchio pieno d'acqua. La porta d'ingresso è sbarrata e il pavimento è sdrucciolevole perché ci sono due dita d'acqua. Mi dico: se devo fracicarmi voglio farlo con orgoglio. Torno sui miei passi e lo punto. Lo travolgo scivolando per terra in un groviglio di arti. Giorgio è in disparte e si gode la scena dopo averne creato i presupposti. Come in un film si spengono le luci e quando si riaccendono il ragazzo è per terra con le mani incrociate sul muso per contenere il dolore. Giorgio: "Monkey, che hai?" Monkey:  "Mi sono rotto i denti." Giorgio: "Non dire cazzate." Monkey con tono sofferente e un po' risentito: "Ti ho detto che mi sono rotto i denti!" Noi: "Fa' vedere!" Si è spaccato gli incisivi. Durante la pattinata sull'acqua ha tentato di restare a galla aggrappandosi con i denti al tavolino di vetro, testimone inconfutabile dell'accaduto. Trattasi di un tavolino in vimini verde polvere su cui è appoggiato una piccola lastra di vetro alta mezzo centimetro e poco più, ora cimelio al museo dello scherzo di Palermo. Monkey-Boy è stato sconfitto e forse girerà il mondo con i monaci Shaolin per infrangere nuovi Guinnes-World-Record . Ormai ne abbiamo perse le tracce. Ma noi abbiamo avuto la nostra prova del fuoco in mezzo all'acqua. Ci ammazziamo dalle risate senza lasciarci la pelle.

La metropoli richiede nuove avventure da tramandare ai posteri e Halloween è l'occasione giusta. Giorgio ha terminato da poco uno dei suoi spossanti esami che lo hanno tenuto incollato sui libri per giorni interi, mentre io mi trastullavo tra una pennichella e un'altra. Ora è disposto a tutto pur di scaricare la tensione accumulata nei mesi precedenti, leopardianamente ricurvo su manuali dalle dimensioni bibliche. È sera e gli dico: "Giorgio, ma che cazzo dobbiamo fare a casa? Andiamo a fare un giro." Mangiamo al Mac ed ho una delle mie pericolose intuizioni. "Perché non andiamo a fare uno scherzo a mia sorella? Vive con 4 ragazze. Facciamogli prendere un po' di paura." E nell'attesa di mettere a punto il piano ci facciamo dare due bei sacchi dell'immondizia neri, ché non si sa mai che domani finiamo sui giornali. Raggiungiamo il luogo prestabilito. Primo problema. C'è un cancello di cinta. Lo scavalchiamo agilmente. C'è un altro portoncino. "Cazzo." gli dico: "Giorgio, trova una scusa e fatti aprire da un condomino. Fallo tu che a me viene da ridere." Ci aprono al volo. "Però, Alcatraz! Qui possono dormire sonni tranquilli!" Intanto il piano è chiaro. Dobbiamo mettere uno stuzzicadenti nel citofono (stratagemma già collaudato) per farle uscire di casa. Dobbiamo affrettarci a salire al 7° piano per fare irruzione mentre una di loro esce dall'appartamento. Devo individuare mia sorella, che con il sacco d'immondizia addosso non può riconoscermi, e schiaffeggiarla in memoria dei tempi passati approfittando del panico generale.

Ma qualcosa va storto. Le ragazze rispondono al citofono, ma non si muovono. Non escono allo scoperto. Diamine. Dobbiamo creare un diversivo e indossati i sacchi dell'immondizia che un altro po' ci soffocano con un frusciosissimo effetto serra, blocchiamo l'ascensore al 4° piano e ci avviamo rumorosamente al 7°. Bussiamo energicamente alla porte per incutere maggiore terrore. Sento urlare da dentro "Fate presto! Sono qui! Sono qui! Fate presto!" Mi balena un sospetto. Sento L'ascensore sbloccarsi. Ho capito. Dico a Giorgio: "Togliti il sacco. Che questi ci sparano. Hanno chiamato la polizia!!!" Battiamo ancora più energicamente sulla porta invocando il nome di mia sorella. E lei, riconoscendo la voce, rassenerata tranquillizza le amiche con un "È quella minchia di mio fratello!" Ci aprono e confermano che sono arrivate 3 pattuglie. I passi degli anfibi sui gradini suonano più nitidi e minacciosi. E ora? Ci nascondiamo nella vasca da bagno fingendoci amanti nell'eventualità di essere scoperti? Paventiamo l'ipotesi di far dire alle ragazze che è stato una falso allarme, che è stata solo una loro impressione? No. Mia sorella è irremovibile. Bisogna dire la verità e tutto andrà per il meglio. Tanto il culo è il mio...

Entra la polizia. Incazzata per la fretta che gli è stata messa dalle ragazze vocianti sul balcone. Attraversano il corridoio e trovano mia sorella che gli dice: "E' stato solo uno scherzo infantile. Ci dispiace avervi disturbato. È stato mio fratello con un amico." E il poliziotto con una faccia resa ancora più cattiva da una pelle butterata risponde: "Possiamo vederli questi due simpaticoni?!?" Io e Giorgio, persa la spavalderia di qualche ora fa, usciamo dall'angolo in ombra come due scolaretti beccati a fregare le merende e abbozzando un mezzo sorriso diciamo: "Salve!" E lui: "Seguitemi." Nel frattempo è arrivato l'ultimo della pattuglia. E' ansimante e sudato marcio, reparto ele-fanteria. Alla difficoltà di arrivare al 7° piano a piedi s'è aggiunta quella di far passare nella rampa delle scale un girovita più ingombrante di un'anta di armadio condotta orizzontalmente. È appena arrivato ma siamo già pronti per scendere giù a redigere il verbale. Entra in ascensore ed entriamo un po' a pressione, l'ascensore non parte e non vorrei fargli notare che potrebbe essere il peso eccessivo. Meglio di no per questa volta.

Le pattuglie sono 3. I lampeggianti sono accesi. 6 poliziotti ci girano attorno irrequieti. Mi avvio verso la volante e provo ad aprire lo sportello posteriore, ma con delusione noto che la portiera è bloccata. Il cattivo mi dice con tono cavernoso: "Ma dove stai andando?!?" E io con tono svampito: "Non ci portate in questura?" (e io che mi immaginavo già legato a una sedia, nudo, ad incassare colpi di giornale bagnato) "NO! Dobbiamo denunciarvi per procurato allarme!" e io "Procurato allarme? Denunciate mia sorella piuttosto. Vi ha chiamato lei,  è lei che ha procurato l'allarme! Sa com'è? sto facendo dei concorsi, non vorrei compromettermi la carriera, etc., etc..." E lui abbozzando un mezzo ghigno soddisfatto e con l'occhio rilucente di sordida soddisfazione ribatte: "L'hai già compromessa." e inizia a gonfiare la vicenda in maniera così inverosimile parlando di giudici, sentenze e quant'altro che io e Giorgio quasi gli scoppiamo a ridere in faccia. Così fingendo apprensione per i risvolti di quanto appena accaduto pensiamo "Ciccio, siamo universitari, mica idioti!"... e poi se penso che mio padre è stato convocato al tribunale militare per uno scherzo telefonico, praticamente questa è stata una passeggiata di salute.